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erbos (46 anni) - Nazionalità francese - 17 maggio 2022 - Condividi su: Facebook - Twitter
"Ecco il mio percorso attraverso l’alcool, la cui originalità risiede solo nel fatto che é il mio. E’ quindi singolarmente banale. Ho iniziato a trincare attraverso l’alcolismo di mia madre... poi ho sperimentato il prodotto io stesso, e mi é piaciuto. Ma il piacere é stato rapidamente sostituito da un rapporto ben più complesso dal quale ho impiegato 20 anni per estirparmi. Penso di aver trascorso la maggior parte del mio tempo à tentare di controllare l’incontrollabile. Innanzitutto non potevo essere alcolizzato poiché ne conoscevo già una che lo era e il mio caso non le era paragonabile in nulla. Poi é arrivato il periodo del “si, ma..” Là nuovamente non si trattava di considerare la mia problematica con l’alcool, ma di cercare di relativizzare, di trasferire il problema altrove. Mi sono quindi formato la mia propria idea che l’alcolismo é il sintomo di un altro malessere. Non avevo nessuna voglia di smettere di bere, e quindi, continuando a cercare la causa mi dava la sicurezza che potevo continuare e, in caso di successo, avrei finito per riuscire a gestire. Il tempo passava e le conseguenze iniziavano a farsi sentire. Più esattamente, non avevo più alcuna difficoltà a me le dissimulare. Continuare a mentire a me stesso e a manipolarmi stava diventando un po’ più complesso. E poiché ciò iniziava a diventare davvero molto più complesso, troppo estenuante e troppo rischioso in certi campi, era meglio tentare il cambiamento. Smettevo dunque soltanto per dimostrare che ero capace di stare senza bere per un certo periodo. Il mio entourage si calmava e io ne uscivo rinforzato all’idea che riuscivo a gestire. In tutta logica riprendevo poi a bere poiché questa era la sola ragione e lo scopo di questa pausa. Detto ciò riprendevo il gioco, ma sempre di più in modo critico e non veramente soddisfacente. Paradossalmente il dubbio si faceva strada e delle piccole cose si stavano muovendo. Ciò nonostante, a questo ritmo, non potevano emergere sufficientemente e poi non si trattava che di rare schiarite nel mezzo di una fitta nebbia, che mi permettevano esclusivamente di arrivare il prossimo stop. Ma ogni volta mi sforzavo un po’ di più. Gli anni passavano, il cervello arrivava alla saturazione finché non é apparso un fattore decisivo. Si tratta dei miei comportamenti agressivi nei riguardi dei miei cari, fisici verso mia madre, verbali per quel che concerne la mia famiglia. E non potevano che essere verbali poiché tutta la famiglia si rifugiava per essere fuori della mia portata. E un mattino, l’ultimo, dopo una notte di ubriacature, ho visto nello sguardo dei miei figli l’espressione della stessa sofferenza che era stata la mia durante tutta la mia infanzia. Avevo ammesso di aver perso il controllo della mia vita e che ero io il solo a poter cambiare tutto ciò, a condizione di procurarmene i mezzi. Occorreva passare di là, é così. Ciò avveniva 3 anni fa e da allora fino ad oggi viviamo le nostre scelte, le nostre gioie e gli imprevisti ovviamente, ma senza che l’acool abbia qualcosa da interferire."
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